Roberto Parrini, tra Bacon e Picasso
La pittura di Roberto Parrini parla una lingua del tutto personale e come tale ha una propria disposizione delle forme sulla tela (morfologia), parla della profonda fascinazione per il senso dello spazio e dei colori, quando l'artista dipingeva le ricorrenti ossessioni personali dal vivo, negli obitori e fra i barboni dei ghetti.
Parrini dipinge le pulsioni distruttive della società in cui vive, in una continua lotta fra il bene e il male, fra la fisicità e la spiritualità, come nei racconti di Edgar Allan Poe, fra l'essere e non essere di Shakespeare, fra le mutazioni del Dr. Jekill e Mr. Hyde.
Le sue figure mostrano sensibilità, bestialità, mostruosità, primitivismo, che sono i sentimenti più reconditi dell'uomo e dove si evade dai dogmi della pittura figurativa per entrare in quella rappresentativa, istintiva e rinnovativa.
Roberto Parrini, da maledetto intellettuale toscano, non è e non sarà mai un vero riproduttore del reale, lui rifiuta l'arte illustrativa per concentrarsi sulle deviazioni dell'anima e del pensiero dell'uomo. Nella sua opera non c'è la riproduzione dei fatti visivi bensì l'intima stenografia delle proprie percezioni corporee. Ciò che noi vediamo nella pittura di questo artista non è l'aspetto di un corpo, di un paesaggio o di un volto, ma piuttosto ciò che un corpo sente nella pelle, nelle ossa e nei muscoli nel momento preciso in cui viene rappresentato, mentre mangia, fuma, fotte, cammina, impreca. La corporeità pensante è al centro dell'opera di Roberto Parrini, come hanno scoperto da tempo i rivelatori più attenti a partire da Vittorio Sgarbi, un suo estimatore e un critico che come Parrini stesso va collocato fra il pensiero di Pablo Picasso e quello di Francis Bacon.


Eraldo Di Vita

OPERE
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